Diciassette anni fa abbiamo dovuto imparare a fare comunità attorno al dolore. Soffermandoci non sullo strazio per la morte di Lia ma imparando a riconoscere l’amore profondo che si è smosso. Dando spazio e nutrimento a nuovi germogli che, nel corso degli anni hanno saputo fiorire e portare frutto.
In questa settimana in cui sono stata ospite da Namastè ho visto, da lontano e nell’agio della mia posizione privilegiata, la fatica di bambini e bambine che nascono con un sentiero in salita già tracciato di fronte a loro.
E mentre io ho percepito forte e chiaro il dolore e la rabbia per queste ingiustizie, mi sono invece ritrovata travolta da un’onda di amore ed entusiasmo. Di sorrisi, di abbracci da manine sudicie, di voglia di parlare e imparare pur sapendo poco o nulla di inglese, di tante voci che mi chiamavano ‘Ceci’ (sorella maggiore nella lingua locale). Di persone che ci credono e che hanno messo in piedi, in questi 20 anni passati, un progetto che ha la capacità di cambiare la vita a coloro che ne sono toccati.
Sono stata travolta da questo amore, che mi ha tolto il respiro e ho provato a diventare strumento e mettermi a servizio. Quello in cui credo è che non importa di quanto ognuno contribuisce; perché il bello di essere comunità è che insieme si può arrivare là dove da soli sembrava impossibile.
Insieme possiamo portare un pezzo di Lia in India e un po’ di questo grande amore nei nostri cuori. Dopo tanti anni, è bello avere l’occasione di tornare a fare comunità in ricordo di Lia, con un sorriso nel cuore, trasformando questa occasione come opportunità per creare qualcosa che come singoli individui separati non riusciremmo a fare.
Quello in cui credo fortemente da sempre è che non sia importante il quanto uno possa donare ma il fatto che, se è la collettività a prendersene carico, ogni singola piccola goccia conta. Perché è così, dal basso, che si fanno queste piccole rivoluzioni.
Esattamente quelle che per noi potrebbero sembrare azioni insignificanti, basta spostarle in un altro contesto per capire quanto possano arrivare ad avere un impatto reale sulla vita di una persona.
Sappiamo perfettamente quanto le scuole materne e gli asili nido siano importanti da noi; qui in India dare questa possibilità di accesso gratuito ai bambini significa concretamente supportare il successo dell’intero percorso scolastico dal momento che non ci sono altri tipi di stimoli culturali a cui avere accesso.
I primi anni sono quelli in cui il bambino apprende come una spugna, assorbe completamente ogni informazione che riceve: pensate all’impatto che può avere approcciarsi alla lingua inglese e hindi già da così piccoli (qui parlano principalmente la lingua del Kerala). E consideriamo che l’nativa è arrivare completamente privi di qualsiasi scolarizzazione all’inizio delle elementari. È risaputo che la prevenzione sia lo strumento più efficace per ogni tipo di problematicità e questa è la migliore opportunità che c’è per mettere solide basi al percorso scolastico futuro.
Ho trovato un luogo bello qui da Namastè. Bello perché pieno di amore e di armonia. Bello perché si vedono i bambini e le bambine sorridere e mettersi in un angolino per terra a suonare il violino nei pomeriggi quando tornano da scuola. Bello perché vedi le ragazze più grandi che rientrano per mano accompagnando le bimbe più piccole. Bello perché vedi l’educatrice del centro, consolare amorevolmente una ragazza che sta avendo una crisi, con un tocco di madre. Bello perché ti chiedono di leggergli libri in inglese, perché hanno la squadre di pallavolo maschile e femminile. Bello perché respiri a pieni polmoni un senso di famiglia allargata. Bello perché ascolti i racconti e vedi le persone in ufficio e senti che non si tratta solamente di lavoro, ma c’è dedizione e passione, fatica per portare avanti al meglio ciò in cui credono in modo così profondo. Bello perché senti che lo stanno facendo con il cuore in mano.
E credo fermamente che questo progetto sia un progetto virtuoso, che è fiorito in questi 20 anni passati e che continuerà a farlo se ne avrà l’occasione.
Questa raccolta fondi nasce da questo: da tutto questo amore che ho percepito in questi giorni, che vorrei riuscire a farvi arrivare e che possiamo moltiplicare.
Non tutti possiamo permetterci di cominciare a fare una adozione a distanza ma tutti e tutte invece siamo liberi di contribuire per una piccola parte. Per lasciare una traccia positiva, per lasciare un segno. Perché insieme si può arrivare là dove da soli non potremmo riuscire.
Semplicemente, perché quando vedi qualcosa di bello ti viene voglia di condividerlo con il mondo, di fare sì che questa scia di amore non abbia una fine ma anzi, possa diventare una marea che coinvolge sempre più persone.
Ogni goccia contribuisce a fare l’oceano e Namastè ha creato qui, zolla dopo zolla, un terreno fertile da innaffiare con tutto il nostro amore.
Quindi tutto questo perché?
• Perché una delle cose che ci ha insegnato la morte di Lia è che insieme si può arrivare la dove da soli non si riuscirebbe.
• Perché tutto l’amore e la cura che ho visto qui da Namaste sono doni preziosi che vanno custoditi e coltivati.
• Perché l’amore è una forza potente, che vuole essere moltiplicata, condivisa, irradiata. E non ho potuto fare a meno di seguire questo flusso.
• Per portare un po’ del nostro amore, del nostro aiuto, un po’ di Lia qui in India.
• Per portare un po’ di questa magica magica India nei cuori di ciascuno.